CENNI STORICI

LA CASERMA "MANFREDINI"

 

Nel 1408 fu fondato a Pavia un convento di Monache Agostiniane. La fama e la santità di queste monache si sparse presto per le varie città, si che altri conventi del genere sorsero un po' ovunque; a Piacenza nel 1415, a Tortona nel 1419, ad Alessandria ed a Valenza nel 1443, a Voghera nel 1454 tutti facenti capo alla casa Generalizia di Pavia.

Due donne piacentine e due veneziane, di cui la storia non ricorda i nomi vennero da là a Cremona nell'anno 1494 con l'intenzione di scegliere un luogo per fondarvi un altro convento dello stesso ordine. Dopo facili ricerche, la scelta cadde sulla casa del conte Covo, che era allora uno dei migliori palazzi di Cremona, noto specialmente per le sue sobrie linee architettoniche e per il lusso del suo arredamento.

Aveva la facciata principale su contrada Cannone, circondato a nord-ovest da ampio giardino ed a sud confinava con via Vacchina.

Acquistato il palazzo, fu trasformato in convento.

Il fabbricato è rimasto anche oggi pressoché uguale ad allora nell'area ora occupata dalla Sala Convegno Sottufficiali e dalla mensa Unica Ufficiali e Sottufficiali.

Dal suggestivo e tranquillo chiostro interno, pregevole per i medaglioni in cotto che lo decorano, si andava al chiostro esterno, più grande e maestoso nella sfilata delle snelle colonne che ne reggono gli archi. Una piccola sala al piano terreno fu adibita a cappella.

In Cremona, non tardò ad affermarsi la santità e l'austerità di vita, tutta di preghiera e di lavoro, delle monache; i più ricchi cittadini facevano a gara per sovvenzionare il convento, non solo, ma ritenevano somma fortuna poter avere qualche donna di famiglia fra le monache stesse. Casi si ha notizia di una famiglia Roncavero, che diede al convento tre figlie con cospicua dote. Quella degli Aimi dette l'unica figlia e 1.000 ducati; Gian franco Auberto vi pose sua figlia con dote di 2.000 Libbre. Nel corso degli anni, il numero delle suore aumentò, arrivando anche a cento venti.

Altri lavori d'ampliamento si resero necessari in seguito. Nel 1592 la nuova e più grande Chiesa del convento, che era stata costruita di fronte alla già esistente Chiesa, poi dedicata a San Carlo, fu solennemente consacrata dal vescovo di Cremona mons. Cesare Speciano, in onore di Dio e della S.S. Annunziata.

La Cappella, semplice nelle linee, doveva essere certamente la sala ora destinata a parlatorio.

Possedeva una pregevole pala d'altare del Giorgione, raffigurante San Sebastiano. Una lapide, rimossa in seguito come in seguito sparì la preziosa pala d'altare, ne ricordava l'avvenuta consacrazione.

Pare, che Alessandro Manzoni per il personaggio di fra Cristoforo, uno dei più interessanti de "I Promessi Sposi", si sia ispirato ad un cremonese, fra Cristoforo Picenardi. Il Manzoni narra che, prima di diventare frate, si chiamava Lodovico; era figlio di un ricco mercante ed accettava a fatica di non poter godere dello stesso trattamento riservato ai nobili. Un giorno camminando lungo una strada, assieme al fidato Cristoforo ed a due bravi, incontrò un signorotto con quattro bravi: Poiché nessuno dei due voleva cedere il passo all'altro, iniziò un combattimento tra i due gruppi, al termine del quale Cristoforo fu ucciso e Lodovico ferito dopo aver ammazzato l'avversario. Da qui iniziò la crisi mistica che lo portò a prendere i voti. Pare che questo duello, sia avvenuto in Via Jacini e che Lodovico, ferito, sia stato portato proprio nell'allora Convento dell'Annunciata; siamo, infatti, nel 1600, anche se il Manzoni, nella sua opera, parla di un convento di cappuccini.

Con la soppressione di tutte le comunità religiose, la Repubblica Cisalpina doveva troncare pure la prosperità di questa.

Il 19 giugno del 1798, le monache abbandonarono il convento dell'Annunciata, e si rifugiavano in Santa Maria e Santa Monica, ottenendo poi la facoltà di secolarizzarsi.

Da questa data ha origine la caserma, infatti, la Repubblica ordinò che il convento fosse trasformato in quartiere « capace per l'alloggio di cinquecento soldati et quattrocento cavalli», come racconta Giuseppe Aglio Cremonese ne « Le Pitture e Sculture della Città di Cremona ».

La nascente caserma, conservò il nome dell'antico convento dell'Annunciata che le rimase per oltre un secolo.

Caduta la Repubblica Cisalpina, l'Austria alloggiò nella caserma, in vari periodi, diversi Reggimenti d'Ulani.

Negli anni che vanno dal 1818 al 1835, gli Austriaci ingrandirono il quartiere, come risulta da una pianta della città incisa da Davide da Lodi e dedicata all'allora Podestà Lodovico Schizzi, conte di Casteldidone.

NeI 1848 la guarnigione Austriaca era composta di due Battaglioni del Reggimento Arciduca Alberto, n° 44, del 30° Battaglione del Reggimento Conte Ceccopieri n° 23 (comandato dal Maggiore Zagheni) di tre squadroni d'Ulani e di sei pezzi d'Artiglieria.

Gli Ulani, il terzo battaglione Ceccopieri ed i sei pezzi d'artiglieria, dovevano certamente alloggiare nella caserma "Annunciata", divenuta poi famosa, perché da essa sortì lo stesso battaglione Ceccopieri (Austriaco, ma composto tutto da Italiani) dietro ordine del comandante della piazza, per soffocare la nascente rivolta dei cittadini cremonesi. Il memorabile battaglione uscì, ma giunto in Piazza Sant'Agata passò armi e bagagli ai patrioti, facendo con essi causa comune per cacciare gli Austriaci. Pochi giorni dopo, infatti, fu nominato il Governo provvisorio.

lI 2 aprile del 1848, re Carlo Alberto faceva il suo ingresso in città con numerosa truppa dalla strada di Pizzighettone. I Lancieri a cavallo e l'Artiglieria volante dovettero prendere alloggio alla caserma " Annunciata", per quanto nessuna notizia lo indichi chiaramente.

Autorizza però a crederlo il fatto che pochi altri locali vi erano disponibili per i soldati, non solo, ma anche perché la caserma "Annunciata" era l'unica capace di ospitare gran numero di truppa e di quadrupedi.

Nella caserma si alternarono per vari anni truppe di cavalleria. Nel 1875 il Comune di Cremona faceva istanza, al Ministero della Guerra, perché fosse accordato alla città l'onore di ospitare un Reggimento d'Artiglieria.

Il 3 giugno 1876 era firmata una convenzione fra Ministero della Guerra ed il Comune di Cremona, con la quale questo s'impegnava, dopo aver eseguito lavori d'ampliamento della caserma stessa, a cederla definitivamente all'Amministrazione Militare. Il Ministero da parte sua aveva destinato a Cremona un Reggimento d'artiglieria da campagna.

L'anno successivo, infatti, il 4° Artiglieria da campagna, comandato dal Colonnello Rizzetti cav. Angelo, era destinato di guarnigione a Cremona. La notizia fu accolta con vero giubilo dalla popolazione, che fece poi grandi feste all'arrivo del Reggimento in città.

Nell'estate del 1878 la caserma ospitò ben dieci batterie d'artiglieria facenti parte del Il° Corpo d'Armata speciale che, al comando del Generale Ricotti, era dislocato nella zona di Monticelli d'Ongina per le grandi manovre.

Altri lavori furono fatti in seguito; fu soppresso il vicolo di Santa Tecla, ampliato il grande cortile attuale e fabbricato sul lato nord il padiglione oggi occupato dal 3° Gruppo.

Il 9 aprile 1879 la caserma era pronta nelle linee principali, pressoché uguali a quelle odierne e l'Amministrazione militare ne diveniva l'effettiva proprietaria.

Cessata la guerra d'Eritrea, fra le città d'Italia che fecero a gara per ricordare i propri figli caduti valorosamente sulle ambe abissine sotto i colpi di lancia delle orde scioane, vi fu anche a Cremona, che alla guerra stessa aveva dato uno dei suoi figli migliori, il Tenente di Artiglieria Marzio Manfredini..

La città di Cremona tributò solenni onoranze al concittadino caduto così eroicamente. Un'interpellanza dell'assessore Alberto Albertoni, nella seduta del Consiglio Comunale del 16 dicembre 1895, faceva voti che "l'On. Sindaco commemori in pieno Consiglio la morte eroica del concittadino Marzio Manfredini e proponga che il suo nome sia inciso su marmorea tavola". Il sindaco Ferragni, il giorno successivo, nella solenne seduta dello Consiglio, così commemorava l'eroe: " Marzio Manfredini, fu, tra gli eroi dell'Amba Alagi, colui che recò il maggior danno al nemico e che aperse tra gli scioani larghi vuoti. Onore al valoroso estinto, onore alla famiglia. Onore alla città nostra!".

Per onorarne la memoria, la città chiese ed ottenne che la caserma d'Artiglieria "Annunciata", si gloriasse del nome di "Manfredini ".

La relativa proposta, avanzata poi dalle stesse autorità militari, venne senz'altro accettata dalle Superiori Autorità Centrali e dal 1904 il quartiere fu denominato

"Caserma Manfredini ".

lI 4° Artiglieria da campagna lasciava la caserma allo scoppiare della guerra contro l'Austria-Ungheria e sui campi di battaglia d'Italia prima e su quelli di Francia dopo, rinnovata ininterrottamente per quattro anni le gloriose gesta d'eroismo che l'artiglieria italiana aveva sempre compiute, ogni qualvolta l'onore e l'integrità della Patria lo avevano chiesto!

Dalla caserma Manfredini partirono a migliaia, per il fronte, gli artiglieri destinati a vari reggimenti mobilitati. Molti non tornarono più! Quegli Eroi, nell'ora del sacrificio supremo, certamente ebbero un pensiero ed un saluto per questa caserma che li aveva accolti giovani e che loro aveva insegnato, in qual modo veramente si deve servire il Re e la Patria! ».

Rientrato a Cremona al termine della guerra, il 4° Artiglieria fu trasformato in 4° Artiglieria Pesante Campale e nel 1926 diveniva 3° Reggimento Artiglieria Pesante Campale.

Fu sciolto dopo gli eventi dell'8 settembre1943.

Dopo aver ospitato per alcuni anni reparti del Comando della Divisione di fanteria "Legnano" e dell'11° Reggimento Artiglieria "Legnano ", nel 1967 la caserma divenne Sede del distaccamento del 4° Reggimento Artiglieria Missili Controaerei, fino alle ristrutturazione del 1983, quando divenne la sede del Comando 2° Gruppo del 4° Reggimento Artiglieria missili controaerei.

Dopo un'ultima ristrutturazione, avvenuta nel 1992 è sede del Comando l° Gruppo del 4° Reggimento Artiglieria controaerei.

In data 2 settembre 2011 la Caserma è stata  chiusa ed il Reparto trasferito presso il Comando di Reggimento a Mantova

Tenente di Artiglieria Marzio Manfredini.

8 settembre1943.